Una “tavoletta da stanza” per la Regina di Napoli

Giuseppe LevatiMonogramma CNR sormontato da una corona Reale. Grafite, penna e acquerello su carta bianca, diametro mm. 130. Milano, Gabinetto dei disegni delle Raccolte artistiche del Comune di Milano, Raccolta Maggiolini, Inv. A 24

Bibliografia:
G. A. MezzanzanicaGenio e lavoro, biografia e breve storia delle principali opere dei celebri intarsiatori Giuseppe e Carlo Francesco Maggiolini, Milano 1878, p. 54

La prima produzione di arredi secondo le forme della più aggiornata Rocaille parigina, rivestiti da intarsi in legni policromi e sempre impreziositi da bronzi dorati, fu nell’opera di Giuseppe Maggiolini una fase di passaggio.
Ben presto il gusto della decorazione milanese vose lo sguardo al Goût greque che dilagava nei più importanti centri europei e che ben si armonizzava con le direttive imperiali di Maria Teresa, che imponevano anche all’architettura ufficiale milanese il recupero della classicità. E’ in questo rinnovato clima culturale che s’impone Giuseppe Piermarini (1734-1808), insignito nel 1769 del titolo di “Architetto Regio Imperiale”; suo braccio destro per tutte le questioni inerenti la decorazione e l’arredamento è Giocondo Albertolli (1742-1839), formatosi tra Parma e Firenze e giunto in città nel 1774 per occuparsi delle decorazioni del nuovo palazzo di corte. E’ proprio grazie ad Albertolli che anche le forme dei mobili si adattano rapidamente alle direttive del classicismo.
L’antica tecnica dell’intarsio ligneo, che Maggiolini pratica da virtuoso, si ripresenta dopo secoli di oblio perfettamente adatta alla modernità. Come per il Rinascimento l’intarsio aveva rappresentato il farsi immediatezza tecnica l’astratta prospettiva, ora nell’età dei Lumi rappresenta con Maggiolini l’unione della catalogazione enciclopedica della natura con la bellezza artistica.
Dalla seconda metà degli anni Settanta, con la collaborazione di Agostino Gerli (1744-1821) e Giocondo Albertolli, Giuseppe Maggiolini realizza alcuni capisaldi del mobile neoclassico europeo. Divenuto fornitore ufficiale dei palazzi di corte, l’arciduca Ferdinando lo insignisce del titolo di “Intarsiatore delle Loro Altezze Reali” commissionandogli, dopo la scrivania per la madre, l’imperatrice d’Austria Maria Teresa, altri preziosi donativi. Una grande commode è inviata a Modena al suocero Ercole III d’Este; un tripode – perduto ma di cui ancora esiste il progetto – a San Pietroburgo allo zar di Russia; un quadro a Varsavia al re di Polonia Augusto Poniatowski; un secrétaire a Parma alla sorella Maria Amalia; uno scrittoio a Napoli alla sorella Maria Carolina.
Di quest’ultimo arredo, oggi perduto, ci dà notizia Giacomo Antonio Mezzanzanica:

Anche alla Regina di Napoli venne mandato dall’Arciduca in regalo, credo, una tavoletta da stanza, sulla quale, in mezzo ad una corona di gentilissimi fiori, brillavano le sigle C. R. N. (Caroletta-Regina-Napoli) intrecciate in cifra, e sormontate dalla corona reale[1].

La breve menzione il Mezzanzanica non è però l’unica testimonianza a noi giunta relativa alla scrivania, oggi perduta, eseguita per Maria Carolina d’Asburgo. Nel Fondo Maggiolini presso le Civiche Raccolte d’Arte del Comune di Milano, si conservano diversi disegni riconducibili all’esecuzione di questo prezioso arredo perduto.

Giuseppe LevatiProgetto alternativo di scrivania. Grafite e penna su carta bianca, mm. 476×691. Milano, Gabinetto dei disegni delle Raccolte artistiche del Comune di Milano, Raccolta Maggiolini, Inv. E 23

Senza dubbio il più importante, con ogni probabilità frutto della collaborazione tra Giuseppe Levati e Agostino Gerli, è il progetto d’insieme con proposte alternative (Inv. E 23)[2]. La versione proposta a sinistra prevede un motivo di spighe che corre sotto il ciglio del piano. La riserva principale è occupata da una ghirlanda di fiori sovrastata da un’aquila ad ali spiegate, figura araldica della Casa imperiale d’Austria, alla quale apparteneva la regina Maria Carolina. La gamba, tornita e scanalata, vede il rocchetto superiore interamente rivestito di foglie d’acanto. La versione di destra, prevede un motivo a spirale intarsiato sotto il ciglio del piano. Nella riserva centrale trova posto un ampio motivo di girali fogliacei. La gamba è qui più rigorosa, con un dado squadrato decorato sui quattro da minuti intarsi. Il disegno è corredato da preziose iscrizioni. Maggiolini ci informa che la scrivania prevedeva un “Cassetto” e una “Tavoleta”, quest’ultima forse da intendere come un pianetto utilizzato a mo’ di leggio. Il mobile doveva inoltre essere arricchito da bronzi dorati, come riportato nell’iscrizione, ad impreziosire ulteriormente questo piccolo mobile di eccezionale qualità.

Giuseppe LevatiMonogramma M (MC?) in un tondo e studi ornamentali. Grafite, penna e acquerello su carta bianca, mm. 213×335. Milano, Gabinetto dei disegni delle Raccolte artistiche del Comune di Milano, Raccolta Maggiolini, Inv. B 287

Per quanto riguarda il piano dello scrittoio, ci si deve riferire a un altro disegno attribuibile a Giuseppe Levati (Inv. B 287)[3] anch’esso conservato presso il Fondo Maggiolini. L’organizzazione degli spazi è estremamente semplice e rigorosa. Sui lati corti. in spicchi ricurvi, racemi fogliacei chiudono sui lati la riserva circolare che al piano. All’interno è solo accennato un monogramma. Le lettere sono ottenute mediante motivi a fogliette o sottili fili di perle. L’interesse del disegno è senza dubbio dato dalla lunga iscrizione dalla quale apprendiamo che la corona (prevista al di sopra del monogramma) era d’oro, quindi di un legno chiaro. La lettera M “di verde carico”, ottenuto con acero tinto, la B “di verde più giallo”, la C “di qualunque colore”, i racemi fogliacei “in colori cangianti”. Tarsie però di non soli legni se l’iscrizione “le perle di color naturale” intende, come credo, l’utilizzo di tessere in madreperla. Sebbene le lettere riportate nel disegno e nelle iscrizioni (che non coincidono) non siano riferibili a Maria Carolina, il curioso appunto “dal schizzo della corona giudico che debba essere forata, perché tutta di veluto cremise sarebbe Imperiale, anzi non capisco se questa sia la vera corona del re di Napoli” restituisce il disegno al mobile eseguito per Maria Carolina.

Giuseppe LevatiMonogramma della Regina di Napoli. Grafite, penna e acquerello su carta bianca, mm. 178×163. Milano, Gabinetto dei disegni delle Raccolte artistiche del Comune di Milano, Raccolta Maggiolini, Inv. A 25

Relativi al monogramma con le sigle C. R. N. (Carolina-Regina-Napoli) nel fondo Maggiolini si conservano due disegni, anch’essi eseguiti da Giuseppe Levati. Nel primo (Inv. A 24)[4] una corona reale sovrasta fasci cordonati di perle, esili racemi di fogliette e bacche che prendono forma di lettere. Il secondo foglio, firmato da Levati (Inv. A 25)[5], riporta la medesima sigla coronata, con l’aggiunta in alto a sinistra da quella che con ogni probabilità doveva essere l’organizzazione compositiva del piano, già proposta nel foglio B 287.
Sempre nel Fondo dei disegni do bottega si conservano infine altri due disegni riconducibili a questa commessa (Inv. B 204, Inv. C 116 verso)[6] . Si tratta di studi eseguiti da Giuseppe Levati per l’esecuzione dell’aquila ad ali spiegate posta probabilmente al centro della facciata, come proposto nella parte sinistra del progetto d’insieme, a ricordare, nella lontana Napoli di Ferdinando Borbone, l’appartenenza della Regina alla casa degli Asburgo.

Giuseppe LevatiAquila ad ali spiegate su un festone. Grafite, penna e acquerello su carta bianca, mm. 143×287. Milano, Gabinetto dei disegni delle Raccolte artistiche del Comune di Milano, Raccolta Maggiolini, Inv. B 204

[1] G. A. MezzanzanicaGenio e lavoro, biografia e breve storia delle principali opere dei celebri intarsiatori Giuseppe e Carlo Francesco Maggiolini, Milano 1878, p. 54 [2] G. Beretti, A. Gonzàlez-PalaciosGiuseppe Maggiolini, Catalogo ragionato dei disegni, Milano 2014, pp. 334-335 [3] Ibidem, p. 153 [4] Ibidem, p. 30 [5] Ivi. [6] Ibidem, pp. 138-139, 274-275

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