Un secrétaire per l’arciduchessa

Giuseppe MaggioliniSecrétaire, 1790
Fusto in legno di noce, abete e pioppo intarsiato in noce, radica di noce, palissandro, mogano, acero, acero tinto verde, bosso, pero, e altri legni non correttamente identificabili. cm 150x94x40
Stupinigi, Palazzina di caccia, Museo dell’arredamento

Bibliografia:
G. Morazzoni, Il mobile intarsiato di Giuseppe Maggiolini, Milano 1953, Tav. XXVIII
G. Morazzoni, Il mobile neoclassico italiano, Milano 1955, Tav. CCCXV
L. Mallè, Stupinigi. Un capolavoro del Settecento europeo tra barocchetto e neoclassicismo, Torino 1968, p. 326
A. Gonzáles-Palacios, Il tempio del gusto. Il Granducato di Toscana e gli Stati settentrionali, Milano 1986, I, p. 272, II, p. 295
E. Colle, Modelli d’ornato per Giuseppe Maggiolini, in «Prospettiva», 65.1992, pp. 78-84
G. Beretti, Giuseppe e Carlo Francesco Maggiolini, l’offcina del Neoclassicismo, Milano 1994, pp. 106-113
E. ColleIl mobile neoclassico in Italia, Milano 2005, pp. 314-315

Relativi a questo mobile si conservano, nel Fondo dei disegni di bottega, tre eleganti disegni a penna acquerellata in grigio di Giuseppe Levati (1739-1828) sui quali un’iscrizione ricorda che furono messi a punto per un mobile eseguito per Maria Beatrice d’Este, moglie dell’arciduca Ferdinando. Se è vero che la bottega lavorò assiduamente per la corte e che, come testimoniano le cronache, gran parte del suo successo fu dovuto proprio alla stima della corte, e soprattutto dell’arciduca Ferdinando, sono poche le tracce di questi lavori e le opere giunte sino a noi, in gran parte disperse a partire dal 1796.

Sul disegno esecutivo che presenta metà dello sviluppo dell’anta di questo mobile (Inv. E 17), è appuntata, con una grafia che sembra essere quella di Giuseppe Maggiolini, una scritta ricorda che fu utilizzato per: “L’Anta ossia Tavola del Segret.[ai]re ala S.A.R.[le]. L’arcid.[uches]sa per Monza 1790 Magio”[1].
Il 1790 è un anno importante per i cantieri della corde arciducale: esso segna infatti la ripresa dei lavori di decorazione e arredamento della villa che per un decennio, dalla morte di Maria Teresa e per tutto il regno di Giuseppe II, erano stati limitati al necessario completamento delle decorazioni e degli arredi degli appartamenti di rappresentanza. Con uno dei primi atti del governo, Giuseppe II aveva infatti sospeso il vitalizio concesso nel 1779 da Maria Teresa all’arciduca Ferdinando perché potesse provvedere alle spese di arredamento e ordinaria manutenzione della villa. Tale vitalizio fu ripristinato nel 1790, con l’ascesa al trono del secondogenito Leopoldo II, garantendo a Ferdinando i fondi necessari per l’arredamento degli appartamenti privati, ai quali questo mobile era destinato.

Giuseppe LevatiProgetto per l’anta a calatoia di un secrétaire, 1790 ca. Graffite, penna e acquerello su carta bianca, mm. 591×428. Milano, Gabinetto dei disegni delle Raccolte artistiche del Comune di Milano, Raccolta Maggiolini, Inv. E 17

Il disegno propone la decorazione dell’anta a calatoia in scala 1:1, così come fu fedelmente realizzata da Giuseppe Maggiolini. Il motivo della riserva circolare incorniciata da ghirlande avvolte da un nastro, ripetuto poi anche sulle antine inferiori, appare tratto, come ha notato Enrico Colle[2], da un’incisione di Jean Haurer (1751-1829) conservata nell’album di Incisioni appartenute a Giuseppe Maggiolini (Inv. FF 32)[3]. La tarsia, rappresentante antiche rovine, inserita nel medaglione e non proposta nel cartone, è tratta da un disegno di Giuseppe Levati (Inv. B 123)[4] facente parte di una serie di quattro fogli ispirati alle tavole dei volumi Le pitture antiche di Ercolano, databili verso la seconda metà degli anni Ottanta.
Un secondo foglio, sempre attribuibile a Giuseppe Levati, presenta il disegno: “Per le due Ante D’abasso del segret.[ai]re de S.A.R. Magio 1790”. Ripropone lo schema compositivo dell’anta a calatoia, con riserve ovali (Inv. C 97)[5] destinate ad accogliere tarsie ispirate ai già ricordati fogli di Levati con rovine dall’Antico.
Anche per le belle tarsie dei fianchi si conserva un disegno preparatorio riconducibili a Giuseppe Levati. Il foglio (Inv. C 349) presenta lo studio per l’elegante decorazione con foglie di vite e spighe di grano del “Fianco abas.o del segr.er p. S. A. R. Magio 1790”.
Le farfalle intarsiate negli angoli dell’anta a calatoia, proposte nel disegno di Giuseppe Levati, si ritrovano anche in una serie di incisioni francesi conservate nella raccolta Incisioni appartenute a Giuseppe Maggiolini (Inv. FF 32)[6] a dimostrazione dell’attenzione della bottega e dei suoi collaboratori per il gusto francese.


[1] G. BerettiA. Gonzàlez-PalaciosGiuseppe Maggiolini, Catalogo ragionato dei disegni, Milano 2014, pp. 331-332 [2] E. Colle, Modelli d’ornato per Giuseppe Maggiolini, in «Prospettiva», 65.1992, p. 82 [3] G. BerettiGiuseppe e Carlo Francesco Maggiolini, l’officina del Neoclassicismo, Milano 1994, p. 107 [4] G. BerettiA. Gonzàlez-PalaciosOp. Cit., pp. 115-116 [5] Ibidem, p. 270 [6] G. BerettiOp. Cit., p. 109

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