Un tavolino “alla francese”

Giuseppe MaggioliniPiccolo tavolo da lavoro, 1775 ca.
Fusto in legno di noce e abete intarsiato in bois de violette, bois de rose, palissandro, bosso, pero, acero e altri legni non correttamente identificabili. Applicazioni in ottone dorato.
Collezione privata
Restauro Giuseppe Beretti, 1999

Bibliografia:
C. Alberici, Il mobile lombardo, Milano 1969, p. 125
G. Beretti, Laboratorio, contributi alla storia del mobile lombardo, Milano 2005, pp. 22-29
G. Beretti, Il mobile dei Lumi, Milano nell’età di Giuseppe Maggiolini (1758-1778), Vol. I, Milano 2010, pp. 110-112
V. SantiniUn tavolino “alla francese”, in G. Beretti, a cura di, Maggiolini al Fuorisalone, catalogo della mostra (Milano, Galleria San Fedele, 13-19 aprile 2015), Milano 2015, scheda 2

Probabilmente successiva alla scrivania teresiana fu la realizzazione di questo piccolo tavolo da signora, oggi conservato in una collezione privata. Perfetta traduzione dei tables chiffonnières di Bernard II Van Risamburgh (?-1760) oggi al Louvre (Inv. OA 8170 e Inv. OA 7626), rappresenta il più interessante tentativo oggi conosciuto del giovane Giuseppe Maggiolini di emulare un mobile francese di gusto Rocaille. Per una volta non alle prese con una commode, tipologia che tanti problemi gli diede per armonizzare forma e tecnica, questo piccolo tavolo – originariamente munito di piccole ruote e di un piano purtroppo asportato che si innestava all’altezza del terzo inferiore delle gambe – è una delle opere meglio disegnate da Maggiolini nei primi anni Settanta. Già pubblicato da Clelia Alberici come opera di un ignoto artefice milanese, così ne scrisse l’autrice:

Gli intarsi sono dovuti a un artefice, che non dovrebbe appartenere alla bottega del Maggiolini, perché essi mancano di quel graduale passaggio di toni e di ricchezza nei legni propri di quella bottega. Però un certo grado di attinenza ce lo rileva l’intarsio delle faretre incrociate[1].

Da allora gli studi su Maggiolini sono molto progrediti, oggi possiamo con certezza ricondurre questo piccolo mobile al lavoro del giovane Maggiolini. Notò bene Clelia Alberici come gli intarsi “mancano di quel graduale passaggio di toni e di ricchezza nei legni” che caratterizza la produzione maggioliniana. Ma a quale produzione pensava l’autrice? A quella del Maggiolini maturo, a capo, assieme al figlio Carlo Francesco, di un’officina oramai ben strutturata; ossia alla produzione di almeno un quindicennio posteriore alla esecuzione di questo piccolo tavolo, che attiene invece all’attività giovanile di Maggiolini. Non solo la gradualità tonale e la ricchezza cromatica dei legni manca in quest’opera ma, a ben guardare, anche la qualità del taglio delle tarsie, dell’ombreggiatura a fuoco e della profilatura finale appare ancora involuta. Caratteristiche tecniche che il piccolo tavolo condivide con altre due opere maggioliniane di questo periodo: la commode delle Civiche Raccolte d’Arte applicata (Inv. Mobili 346) e la scrivania teresiana del Möbelnmuseum di Vienna.

Nulla vi è nulla della tradizione ornamentale lombarda in questo mobile. Anche la tecnica costruttiva del fusto si presenta completamente rinnovata, o per meglio dire reinventata; il risultato finale è un mobile nuovo che cela due cassetti, un leggio e un telaio che incorniciava una seta ricamata. Una distanza infinita separa questo tavolo perfino da quelli che lo stesso giovanissimo Maggiolini licenziò nel 1758.

Una delle montature d’angolo in bronzo cesellato e dorato

Proprio come in un mobile francese, la superficie è dominata da una impiallacciatura di bois de rose sulla quale spiccano riserve di venato bois de violette a fare da fondo agli intarsi in legno d’acero. In questo tavolo non compaiono intarsiate scenette sinizzanti ma, nella cartella centrale del piano come nei fianchi, trofei allegorici dell’Amore coniugale già d’impronta Louis XVI che farebbero supporre una datazione di quest’opera successiva, anche se di poco, alla commode milanese e alla scrivania viennese, e pensare ad una commessa eseguita come donativo nuziale. L’organizzazione compositiva del piano, dominato dalla riserva centrale polilobata e dalle quattro vele angolari mistilinee che vi fanno da corollario, sembra preludere, in forma Rocaille, al piano del piccolo tavolo da signora oggi presso le Civiche Raccolte d’Arte applicata del Comune di Milano (Inv. Mobili 390): una delle prime opere di gusto neoclassico, da collocarsi poco dopo il 1775. Mentre il trofeo con le armi di Cupido nella riserva centrale appartiene oramai ai nuovissimi repertori Louis XVI, i piccoli tralci fitomorfici nelle quattro vele d’angolo sono ancora ispirati a un repertorio ornamentale Rocaille di maniera.

Non si conservano disegni preparatori direttamente riconducibili a quest’opera, ma vale la pena di confrontare il Trofeo allegorico con le armi di Cupido, intarsiato nella cartella al centro del piano, con un disegno di Giuseppe Levati eseguito almeno un decennio dopo il nostro tavolo, che presenta lo stesso tema svolto in un linguaggio neoclassico oramai maturo (B 144)[2]. Forse dovette pensare proprio a questo disegno Clelia Alberici quando rilevò “il grado di attinenza” del trofeo sul piano del tavolo con quelli che si trovano nelle opere mature dell’officina e nella grafica del Fondo dei disegni. Il motivo decorativo della catena, intarsiata verticalmente in legno chiaro su fondo di bois de violette sullo spigolo delle gambe del nostro tavolo, ricompare orizzontalmente, simile anche nella scelta dei legni impiegati, sullo spigolo del piano della scrivania teresiana a Vienna.

Per quanto riguarda le montature in bronzo, si ravvisa la prossimità di questi mascheroni in bronzo a un mascherone decorativo della facciata di palazzo Mellerio, a Milano, riconducibile ad Agostino Gerli (1744-1821)[3]. Nemmeno si può tacerne la vicinanza a quelli che compaiono nelle scarpette della scrivania teresiana. Il tema ornamentale dei serpenti intrecciati delle due maniglie sui fianchi lo si ritrova invece negli anelli delle maniglie della commode delle Civiche Raccolte milanesi. Le scarpette che completano inferiormente le gambe sono costituite invece da zampe ferine, al di sotto delle quali erano originariamente fissate, come nella scrivania teresiana, piccole ruote.

Giuseppe LevatiTrofeo allegorico dell’Amore, 1775 ca. Grafite, penna e acquerello su carta bianca, mm. 323×257. Milano, Gabinetto dei disegni delle Raccolte artistiche del Comune di Milano, Raccolta Maggiolini, Inv. B 144

[1] C. Alberici, Il mobile lombardo, Milano 1969, p. 125 [2] G. Beretti, A. Gonzàlez-Palacios, Giuseppe Maggiolini, Catalogo ragionato dei disegni, Milano 2014, p. 124 [3] G. Beretti, Laboratorio, contributi alla storia del mobile lombardo, Milano 2005, p. 25

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