Due commodes “ricche” per Francesco Melzi d’Eril

Giuseppe MaggioliniCoppia di commodes, 1804
Legno di noce e abete intarsiato in mogano, bosso, acero, acero tinto verde, frassino, corniolo e altri legni non correttamente identificabili. Bronzi dorati, medaglioni centrali dipinti a olio su rame, piani in marmo bianco di Carrara, cm.100x138x63
Collezione privata

Bibliografia:
G. BerettiGiuseppe Maggiolini, l’officina del Neoclassicismo, Milano 1994, pp. 172-177
G. BerettiDue commodes “ricche” per Francesco Melzi d’Eril, in G. Beretti, a cura di, Maggiolini al Fuorisalone, catalogo della mostra (Milano, Galleria San Fedele, 13-19 aprile 2015), Milano 2015, scheda 15

Nel 1804, in previsione dell’incoronazione di Napoleone imperatore che si terrà nel duomo di Milano nel maggio del 1805, prendono il via importanti lavori di decorazione e arredamento del palazzo che era stato dell’arciduca Ferdinando e che nel 1796, con l’ingresso di Napoleone a Milano, era stato saccheggiato e utilizzato come caserma per le truppe dell’esercito vincitore. Anche l’ex intarsiatore delle Loro Altezze Reali è coinvolto in questi lavori. Sono di questi anni un grandissimo numero di tavoli da gioco, in parte ancora conservati presso la Soprintendenza ai beni Archeologici e Paesaggistici della Lombardia. Numerosi sono, nel Fondo dei disegni, i progetti per questo commesse svolte a Parabiago in modo seriale, senza grandi entusiasmi come si evince anche da appunti di Giuseppe Maggiolini d’una ironia amara su alcuni fogli. Nel complesso non si trattò insomma di opere di grande impegno. Il gusto dell’arredamento negli anni tra il 1796 e il 1804 in città era cambiato: le raffinate decorazioni floreali, le nostalgie dell’antico con panoplie di fiori e nastri svolazzanti non affascinavano più la società e la corte militaresca del futuro imperatore. Mezzanzanica racconta della commessa, in occasione dell’incoronazione di Napoleone, di una scrivania[1] che Giuseppe Morazzoni ha identificato con un mobile oggi presso le Raccolte d’Arte applicata milanesi o con un mobile simile già in palazzo Reale a Milano[2]. Ma non vi è nessuna prova a dimostrazione di questa suggestione; tanto più che i mobili pubblicati da Morazzoni sono opere piuttosto modeste, probabilmente tavoli realizzati da Maggiolini in epoca napoleonica per un qualche ufficio di governo.

Tra i funzionari e le alte cariche del governo Napoleonico vi è però, in questi anni, un grande estimatore e committente di Giuseppe Maggiolini. Si tratta di Francesco Melzi d’Eril, vicepresidente della Repubblica Cisalpina. Il suo nome ricorre in numerosi disegni del Fondo, il più antico dei quali risale al 1798. Quell’anno Melzi commissiona a Maggiolini due grandi secrétaires[3]. Si conservano alcuni disegni nel Fondo riconducibili a questi mobili: due allegorie dell’Allegrezza e della Liberalità (C 26, C 27), che Carlo Cantaluppi trasse da disegni di Andrea Appiani, e di uno studio per un dettaglio ornamentale recante la data e il nome del committente (B 442). I mobili, noti alla storiografia, sono oggi conservati in collezioni private. Nel 1802 Melzi commissiona a Maggiolini due tavoli da gioco con delfini e conchiglie negli angoli dei piani e una commode sui cui fianchi spiccavano allegorie del mare con delfini intrecciati a una conchiglia (C 189); nel luglio del 1803 altri tre tavoli con negli angoli dei piani caducei e cornucopie ricolme di fiori (B 292). Per lo stesso committente nel 1803 esegue anche “un camino”, ossia una caminiera, di cui rimangono due disegni ornamentali (A 229, A 302), nel settembre del 1807 due tavoli ovali di cui rimane lo studio di un fregio (C 235) e di un’aquila in un serto di foglie d’ulivo (A 69).

Disegnatore della bottega di Giuseppe Maggiolini, Studio per la facciata di un comò, 1804 ca.  Graffite, penna e acquerello su carta bianca, mm. 1050×696. Milano, Gabinetto dei disegni delle Raccolte artistiche del Comune di Milano, Raccolta Maggiolini, Inv. F 4

Ma l’opera più impegnativa commissionata dal vicepresidente Melzi a Maggiolini sono, nel 1804, due commodes. I mobili, da tempo noti agli studi[4], appaiono ben documentati nel Fondo dei disegni dove si conserva un grande cartone preparatorio in scala 1:1 (F 4)[5], studi per le placche in bronzo (C 250 bis, C 350)[6] e per l’ornato di un fregio sui pilastri d’angolo (C 238)[7] sul quale l’iscrizione di Giuseppe Maggiolini: “1804 / Pilastrini in angolo / comò richi Melzi” ricorda appunto la commissione dei mobili da parte di Francesco Melzi d’Eril. L’aggettivo “richi” che accompagna la parola comò ben restituisce l’idea di questi due mobili in cui le consuete forme del “mobile Maggiolini” sono rivestite da una stesura di mogano su cui spiccano ricche panoplie di fiori in legni policromi e grandi incorniciature, placche e cornici in bronzo dorato. Sul fronte una placca ovale retta da due sfingi poggianti su una mensola, superiormente coronata da un serto d’alloro legato da una galla, incornicia due dipinti su rame con figure femminili all’antica su fondo azzurro. Sui fianchi due grandi lire in bronzo dorato ornato, assieme ai festoni di fiori intarsiati in legni policromi, i pannelli centrali. In bronzo sono anche il fregio, che orna la fascia sottopiano sul fronte e sui fianchi, la bordura, che incornicia il pannello frontale, quelli dei fianchi nonché le rifiniture dei piedi. Siamo in presenza di un mobile secondo il gusto impero; o meglio secondo un’interpretazione di quel gusto squisitamente maggioliniana. Un esperimento “ricco” che non ebbe però largo seguito nella produzione del laboratorio di Parabiago e al quale può essere avvicinato solo un guéridon oggi presso le collezioni d’arte della Città metropolitana (ex Provincia) di Milano anch’esso opera dei primi anni dell’Ottocento.


[1] G. A. Mezzanzanica, Genio e lavoro, biografia e breve storia delle principali opere dei celebri intarsiatori Giuseppe e Carlo Francesco Maggiolini, Milano 1878, p. 80 [2] G. Morazzoni, Il mobile intarsiato di Giuseppe Maggiolini, Milano 1953, Tav. LIX [3] G. Beretti, Laboratorio, contributi alla storia del mobile lombardo, Milano 2005, pp. 80 e sgg. [4] G. Beretti, Giuseppe e Carlo Francesco Maggiolini, l’officina del Neoclassicismo, Milano 1994, pp. 172 e sgg. [5] G. Beretti, A. Gonzàlez-PalaciosGiuseppe Maggiolini, Catalogo ragionato dei disegni, Milano 2014, pp. 337-338 [6] Ibidem, p. 304 [7] Ibidem, pp. 302-303

0 replies on “Due commodes “ricche” per Francesco Melzi d’Eril”