Il “picciol cofanetto Borromeo”

Giuseppe Maggiolini, Piccolo cofano, 1790 ca
Legno di noce e abete intarsiato in bois de rose, bois de violette, palissandro, acero, bosso e altri legni non correttamente identificabili. Applicazioni in rame sbalzato e dorato
Collezione privata
Restauro Giuseppe Beretti, 2007

Bibliografia:
G.Beretti, Il “piciol cofanetto” Borromeo, in G. Beretti, a cura di, Maggiolini al Fuorisalone, catalogo della mostra (Milano, Galleria San Fedele, 13-19 aprile 2015), Milano 2015, scheda 11

Fino al 2015 sconosciuto agli studi, questo mobile è definito da Giuseppe Maggiolini stesso in un appunto autografo sul disegno che lo riguarda – ancora conservato nel Fondo dei disegni di bottega (Inv. B 336) – “Picciol Cofanetto”. L’appunto ci informa anche che il committente fu un esponente della famiglia Borromeo: probabilmente quel Giberto che nel 1790 sposò Maria Elisabetta Cusani e che commissionò a Maggiolini anche il piccolo tavolo da lavoro, già in collezione Cattaneo di Proh, da tempo noto agli studi[1]. Il foglio in questione, così generoso di informazioni, rappresenta lo studio della decorazione dei fianchi, centrati da riserve tonde, e del racemo che compone l’incorniciatura di quella sul fronte.

Nelle tre riserve circolari del mobile sono inseriti piccoli capricci con antichità: tripodi, cippi, vasi e obelischi. Invenzioni derivate dai d’aprés che Giuseppe Levati (1739-1828) eseguì per Maggiolini di alcune tavole de Le antichità di Ercolano esposte pubblicate a Napoli tra il 1753 e il 1792. Fogli ancora conservati tra le carte del Fondo che Maggiolini impiegherà, nel corso degli anni, in numerose variazioni sul tema[2]. Sul fianco destro del nostro troviamo l’ara con vaso proposto nel disegno di cui si è detto, su quello sinistro un obelisco derivato dal foglio di Levati (Inv. B 124); nella riserva del fronte il tripode fiammeggiante con ascia, tirsi e festoni dal foglio Inv. B 358. Il fregio sul cassetto frontale con l’intreccio di foglie d’acanto e d’ulivo, trova riscontro in un disegno (Inv. B 606) graficamente piuttosto modesto ma recante una delle rare firme certe di Maggiolini sui disegni del Fondo.

Disegnatore della bottega di Giuseppe Maggiolini, Rovine dall’Antico in un tondo e girale fogliaceo, 1790 ca. Grafite, penna e acquerellatura su carta bianca, mm. 251×301. Milano, Gabinetto dei disegni delle Raccolte artistiche del Comune di Milano, Raccolta Maggiolini, Inv. B 336

Non si conservano invece disegni per tutta la fittissima decorazione della parte superiore. Il piano è ornato da un’embricata incorniciatura di girali centrata da un rosone mentre sulle sottostanti fasce bombate – che celano un cassetto segreto – trova posto un fregio dal complicato motivo a meandro con cerchi centrati da rosoni. Nemmeno si conserva un progetto dell’architettura del mobile, un unicum ad oggi nell’opera dell’ebanista di Parabiago, per il quale è lecito immaginare fu approntato un progetto; nonostante il fondo comprenda quasi duemila disegni, molto di quanto accompagnò il lavoro quotidiano della bottega è andato perduto.
Il 1790, data del matrimonio del committente di quest’opera, ben si armonizza con il gusto, la ricchezza e la delicata luminosità delle tarsie delle opere di epoca arciducale che contraddistingue quest’opera. Del 1789 sono le commodes per la sposa Busca e dell’anno successivo il secrétaire che l’arciduca Ferdinando inviò come dono alla sorella Maria Amalia a Parma oggi alla palazzina di caccia di Stupinigi[3].


[1] G. Beretti, Laboratorio. Contributi alla storia del mobile milanese neoclassico, Milano 2005, p. 57 e sgg. [2] G. Beretti, A. Gonzàlez-PalaciosGiuseppe Maggiolini. Catalogo ragionato dei disegni, Milano 2014, p. 115 [3] G. Beretti, Giuseppe Maggiolini, l’officina del Neoclassicismo, Milano 1994, p. 106 e sgg.

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