Mobili “di un gusto preso dall’Antico” nella Roma barocca

Una delle sorgenti dell’arredamento “all’antica” del secondo Settecento francese, è da ricercare nel lungo soggiorno romano, tra 1692 e 1699, di Gilles Marie Oppenord (1672-1742), dal 1713 “Directeur général des Batiments et Jardins di Filippo d’Orléans”.  A questo proposito bisogna sfogliare il quaderno (oggi presso il département des Arts graphiques del Louvre) composto da disegni che il giovane decoratore, figlio del falegname Alexandre Jean (1639-1715) cresciuto nel solco della tradizione della scuola di Fontainbleau, tracciò nel corso di un lungo soggiorno durato cinque anni nella Roma barocca.

E’ il 1692 quando Gilles Marie, all’età di vent’anni, giunge nell’Urbe per interessamento di Edouard Colbert de Villacerf (1628-1699), potente direttore dei Gobelins. “Il signor Oppenord”, come scrive il direttore dell’Accademia di Francia a Roma Matthieu de La Teullière a Coulbert, “è un bel ragazzo che disegna con buon gusto e intelligenza”. Soprattutto, come testimonia il quaderno, architettura e decorazione barocca – più Borromini e Carlo Fontana di Bernini. Ai suoi occhi si disvelava la grande decorazione barocca in tutto il suo splendore. Gilles Marie è un disegnatore prodigioso: disegna dal vero con rapidità ed esattezza dettagli di targhe, monumenti funerari, vasi, porte, altari, fontane soffitti e quant’altro cattura la sua attenzione in un addensarsi di segni che fanno di questo quaderno un caleidoscopio di memorie visive. Fissa dal vero l’immagine del letto disegnato da Johann Paul Schor (1615-1674) per la nascita del Conestabile Colonna nel 1663, inserito in un’alcova con colonne Joniche di palazzo Mancini. Ci restituisce di quell’opera perduta e nota solo grazie alla retorica incisione di Pietro Santi Bartoli, un’immagine meno teatrale e più reale.

Gilles Marie Oppenord, L’alcova di Maria Mancini in Palazzo Colonna. Parigi, m

Sbucano qua e là da questa selva di fantasie barocche appunti di antichità: cippi funerari, grottesche, e non pochi mobili. A questo proposito va detto che Oppenord non se ne va in giro per Roma col suo taccuino copiando dal vero le vestigia della Roma antica. Ma chi lo fa nel 1692?  E’ nel chiuso nelle stanze di palazzo Capranica, sede a quel tempo l’Accademia di Francia, che il giovane scopre l’antico copiando con libertà – e fantasticando con infedeltà – le tavole di vecchi volumi di autori francesi del secondo Cinquecento disponibili nella biblioteca del Reale istituto. Traccia le fitte pagine del quaderno con grottesche guardando le incisioni del Livre de Grotesques di Jaques Androuet du Cerceau (1510-1584), stampato a Parigi nel 1566. Trae cippi funerari, fregi e mobili dalle tavole dei sei volumi di antichità romane stampati, tra fine Cinquecento e i primi anni del secolo successivo, da Jean-Jacques Boissard (1528-1602).
Forse perché figlio di un ebanista è incuriosito dai mobili di sapore archeologico che vi compaiono, impensabili nella Roma del tempo. Bisognerà attendere parecchi decenni prima che Jacques-Louis David (1738-1825) e Joseph Marie Vien (1716- 1809) ritornino a immaginare mobili simili da inserire nei fondali scenografici della grande pittura di storia – ispirandosi forse alle stesse fonti cinquecentesche frequentate da Oppenord. Un tabouret a foggia di tripode retto da leoni monopodi compare tra un sarcofago ornato con le armi di Papa Innocenzo X e un monumento funerario di un ecclesiastico.
In un foglio sono studi di méridiennes in cui si specificano soprattutto le forme degli schienali e dei piedi; una sedia composta da segmenti articolati da cilindri pare piuttosto un’antica macchina bellica. Un altro disegno propone dei tabourets retti da arti ferini, una sedia ha gambe che paiono grandi daghe e un tavolo ha il piano coperto da una pelliccia. Una scena dall’antico, sempre derivata da una delle tavole di Boissard, mostra un letto che pare un’invenzione di Percier e Fontaine. Aleggiano in tutte queste ruvide invenzioni totalmente prive di ornamentazione, un carattere arcaico e accenti guerrieri. Fantasie che non avranno conseguenze nel lavoro di Oppenord a Parigi dopo il 1699, ma che lasciano intendere come nella Francia di Luigi XIV, del reggente Filippo d’Orléans e di Luigi XV, l’interesse per il mobile “all’antica” fu un fiume carsico destinato a riemergere presto impetuoso.

Bibliografia: G. Castex, P. FuhringGilles Marie Oppenord: carnet de dessins faits à Rome 1692-1699, Parigi 2018

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