Due bronzi dorati di Giocondo Albertolli per il Palazzo Arciducale di Milano

Artigiani milanesi su disegno di Giocondo Albertolli, Girandole (di una coppia), 1787. Bronzo dorato.
Già Parigi, Sotheby’s

Alla Tavola VIII di Alcune decorazioni di nobili sale, secondo album di ornati che il Professor Giocondo Albertolli diede alle stampe a Milano nel 1787, l’incisione di Andrea de Bernardis illustra un “Girandole eseguito in bronzo” per una caminiera del Palazzo dell’arciduca Ferdinando appena restaurato da Giuseppe Piermarini. La Tavola VII mostra l’insieme per il quale furono progettati e nel quale erano inseriti. Di questo modello di arredo fino a qualche anno fa si conoscevano solo le repliche, databili all’inizio del XX secolo, presenti nel salone di villa Melzi a Bellagio ed erroneamente attribuite alla fonderia dei fratelli Manfredini[1]. Nel settembre del 2012 è comparsa ad una vendita di Sotheby’s una coppia degli originali settecenteschi provenienti dal palazzo arciducale, poi reale. Sono l’esatta realizzazione in bronzo dorato del progetto albertolliano e recano entrambi la stampigliatura di un inventario ottocentesco del palazzo milanese dove, probabilmente, rimasero sino al 1943 quando gli arredi della reggia furono in gran parte dispersi in seguito alle vicende belliche che portarono alla distruzione del palazzo.

Albertolli già a palazzo Greppi, nel 1777, fu assai attivo come disegnatore di bronzi: si conservano infatti i mandati di pagamento intestati ai bronzisti e agli “ottonari” milanesi per l’esecuzione di varie suppellettili recanti la sua approvazione[2]. Ma tutto ciò si è perduto. Nel Fondo Greppi presso l’Archivio diocesano di Milano si conserva una copia di un disegno del famoso laboratorio romano di Luigi Valadier inviato nel 1777 al conte con le invenzioni di quattro girandoles[3]. E’ immediato notare come una di queste mostra concordanze con quanto fatto da Albertolli nei bronzi di cui si scrive.
Questi due, comparsi a Parigi da Sotheby’s sono dunque, al momento, l’unica testimonianza della sua opera in questo settore. Perdute sono infatti anche le altre invenzioni di girandole per lo stesso palazzo di corte visibili alle Tavole XIX e XX del primo volume Ornamenti diversi del 1782.  Il gusto è quello dei bronzisti parigini Louis XVI, l’articolarsi del repertorio ornamentale albertolliano è qui modellato con un’attenzione plastica e una sensibilità spaziale che fanno di questi arredi delle vere e proprie sculture. Siamo in presenza di due manufatti milanesi la cui qualità – anche esecutiva – è impeccabile, in nulla inferiore a quella dei migliori bronzisti parigini; tanto più arricchita da quella grazia che deriva alle invenzioni albertolliane dall’osservazione attenta e appassionata della tradizione rinascimentale.


[1] E. Colle, F. Mazzocca, a cura di, Il trionfo dell’ornato, Milano, 2005, p. 203 [2] G. BerettiLaboratorio, Milano, 2005, p. 25  [3] G. BerettiIl mobile dei Lumi, Milano, 2010, p. 226 e sgg.

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