Un piccolo scrittoio al Getty Museum

Giuseppe Levati (attribuito a), Disegno per il piano di un tavolino, 1804 ca. Grafite, penna e acquerello su carta bianca, mm. 651×994. Milano, Gabinetto dei disegni delle Raccolte artistiche del Comune di Milano, Raccolta Maggiolini, Inv. F 1

Giuseppe MaggioliniScrittoio, 1804 ca.
Legno di noce, abete e pioppo intarsiato in palissandro, mogano, bosso, acero, acero tinto verde, ciliegio e altri legni non correttamente identificabili, cm 84x110x74
Los Angeles, Getty Museum, Inv. 95.DA.81

Bibliografia:
A. González-PalaciosIl gusto dei principi: arte di corte del XVII e del XVIII secolo, Milano 1993, pp. 340-341

“Ciò che qui colpisce è l’eleganza delle proporzioni (non sempre caratteristica di quanto si faceva allora in Lombardia), la cura altissima di ciascun particolare che segue al millimetro ogni incastro e ogni ombreggiatura, e il senso di sorpresa ottenuto con l’estroso trompe-l’oeil sul piano. Soluzione non comune, questa, vero e proprio inedito nell’opera dell’ebanista”[1].

Così scriveva Alvar González-Palacios nel 1993 a proposito di uno scrittoio, inedito agli studi fino ad allora, oggi conservato presso le collezioni del Getty museum di Los Angeles. Si tratta di un piccolo scrittoio caratterizzato da scelte stilistiche insolite rispetto alla consueta produzione maggioliniana.
Il mobile è retto da gambe a sezione circolare parzialmente scanalate, rudentate nella sezione inferiore che presentano due strozzature in legno ebanizzato in corrispondenza dei piedini ovoidali e dei dadi angolari della fascia sotto il piano, che è ornata da un fregio in cui si alternato ovali, centrati da piccoli fiori, e foglie stilizzate.
Al centro del piano campeggia la raffigurazione di un foglio ripiegato sui lati, con il disegno del prospetto di un edificio classico porticato, racchiuso ai lati da piccole panoplie allegoriche dell’Architettura. Invenzione che trova riscontro in due studi conservati nel Fondo dei disegni di Bottega.
Il primo (Inv. F1)[2], per qualità e invenzione attribuibile a Giuseppe Levati (1739-1828), è il progetto definitivo del piano, a grandezza di esecuzione in scala 1:1. Al centro è il foglio piegato, privo però del disegno architettonico, con le due panoplie allegoriche dell’Architettura. Sui bordi sono proposti due fregi: uno verrà utilizzato per le fasce, l’altro, scelto per il perimetro del piano, sarà leggermente modificato nell’intarsio con l’inserimento di un nastro passante. La particolarità di questo disegno risiede però nel fatto che il disegnatore vi rappresenta in modo naturalistico il “nocie di india / Vago di vena”, che Maggiolini effettivamente impiegò per il rivestimento del piano del tavolo: un palissandro caratterizzato da evidenti e “vaghe” venature scure.

Laura Visconti (?), Prospetto a tre fornici con attico su un foglio a trompe-l’oeil, 1804 ca. Grafite, penna e acquerello su carta bianca, mm. 283×397. Milano, Gabinetto dei disegni delle Raccolte artistiche del Comune di Milano, Raccolta Maggiolini, Inv. C 118

Il secondo disegno (Inv. C 118)[3] specifica il prospetto architettonico a tre fornici con attico intarsiato al centro del piano. L’estroso effetto a trompe-l’oeil del foglio arrotolato è qui solo leggermente accennato. In basso a destra reca l’iscrizione: “Di Laura Visconti”, che sarà trasposta sul mobile mediante incisione a bulino.
Si tratta senza dubbio di Laura Visconti di Modrone (1768-1841), membro della celebre famiglia milanese, che sposò il Conte Filippo Ciceri. Sappiamo che nella seconda parte della sua vita la nobildonna si interessò attivamente ad opere di beneficienza e nel 1823 fondò l’ospedale Fatebenesorelle nel Borgo ortolani di Milano. Nel 1836 l’istituto venne incorporato nel più antico ospedale Fatebenefratelli presso l’attuale sede in Corso di Porta Nuova a Milano, dove tutt’ora si trova. Alla sua morte Laura Visconti Ciceri lasciò all’ospedale tutto il suo patrimonio, ragion per cui nel 1848 fu eretto, nel cortile dell’ospedale, un monumento alla sua memoria eseguito dallo scultore Luigi Marchesi[4].
Come già ipotizzato da Alvar González-Palacios il prospetto architettonico intarsiato si deve forse proprio alla stessa Laura Visconti, “probabilmente una di quelle nobildonne che si dilettavano di arti belle”[5].
La commissione dell’opera la si deve con ogni probabilità al Conte Filippo Ciceri, marito di Laura Visconti, che intorno al 1804, come testimoniano diversi disegni conservati nel fondo Maggiolini, commissionò all’ebanista un’intera fornitura per una camera da letto.


[1] A. González-PalaciosIl gusto dei principi: arte di corte del XVII e del XVIII secolo, Milano 1993, pp. 340-341 [2] G. Beretti, A. Gonzàlez-Palacios,Giuseppe Maggiolini, Catalogo ragionato dei disegni, Milano 2014, p. 336 [3] Ibidem, pp. 275-276 [4] Ivi. [5] A. González-PalaciosOp. Cit., pp. 340-341

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