Un “Tavolino di Dama” per il marchese Pallavicini

Giuseppe Maggiolini, Tavolino, 1795
Fusto in legno di noce e abete intarsiato in bois de rose, palissandro, noce d’India, ebano, mogano, acero, bosso e altri legni non correttamente identificabili.
Collezione privata

Giuseppe Maggiolini eseguì, nel corso della sua carriera, un buon numero di piccoli scrittoi da centro, a destinazione femminile, che a volte celano nel vano centrale una vera e propria toilette, nascosti nel sottopiano tiretti con supporti per leggii o piccole specchiere. Nei disegni del Fondo di bottega Maggiolini li definisce “tavolini di Dama”. E’ il caso di mobili già noti agli studi come lo scrittoio pubblicato da Giuseppe Morazzoni nel 1953[1] e la toilette eseguita nel 1804 su commissione di Francesco Melzi d’Eril[2]. Si aggiunge oggi l’inedito piccolo tavolo di cui si scrive, opera con assoluta certezza databile 1795. Tutti i disegni impiegati per le tarsie di questo splendido mobile recano infatti la data: “luglio 1795”.
Maggiolini impiega per questi mobili un ormai consolidato repertorio ornamentale, in parte messo a punto negli anni precedenti, grazie alla collaborazione con i principali artisti e decoratori della Milano neoclassica di cui Giuseppe Levati, Agostino Gerli, Giocondo Albertolli e Andrea Appiani sono certamente i più noti. Tuttavia per le commesse più importanti oltre ai più consueti modelli Maggiolini si avvale di disegni eseguiti ad hoc.
E’ il caso del tavolo di cui si scrive, eseguito per un importante committente, il marchese “Don Pio Plavicini” – storpiatura del cognome Pallavicini[3]. Fu Giuseppe Levati a mettere a punto alcuni bellissimi disegni per le tarsie di questo mobile.

Giuseppe Levati, Cornucopie e caduceo, 1795. Grafite, penna e acquerello bistro su carta bianca, mm. 150×160. Milano, Gabinetto dei disegni delle Raccolte artistiche del Comune di Milano, Raccolta Maggiolini, Inv. A 199 bis

Entro le vele sui due lati del piano Maggiolini intarsia gli attributi di Mercurio, un caduceo racchiuso tra due cornucopie ricolme di frutti con intrecci di rami di ulivo. E’ la precisa traduzione a intarsio di due disegni conservati nel Fondo di bottega. Il primo (Inv. A 199)[4] reca l’iscrizione “D’accontro la Cifra Plavicini”, il secondo (A 199 bis)[5] “Tavolino di Dama del Sig. M.se Plavicini / G. C. 8 Luglio 1795”. Che si tratti di riferimenti precisi al mobile in questione è confermato, oltre che dall’assoluta corrispondenza tra i disegni e le tarsie, anche da un terzo disegno (Inv. B 515)[6] utilizzato da Maggiolini per il piano del tavolo. L’iscrizione “Tavolino di Damma pel Sig.e M.se Plavicini / G. a (adi) 8 Luglio 1795” corre sul progetto per le quattro vele angolari, con grifi le cui ali si sviluppano in girali fogliacei.
Non si conserva invece il progetto per il grande rosone che centra il piano, eseguito in un chiaro legno di bosso che spicca su di un nero fondo d’ebano. A incorniciarlo un raffinato motivo composto da una ghirlanda con frutti e foglie che si alternano a fili di perle.

Giuseppe Levati, Fregio con aquila, corona e girale, 1795. Grafite, penna e acquerello seppia su carta bianca, mm. 109×397. Milano, Gabinetto dei disegni delle Raccolte artistiche del Comune di Milano, Raccolta Maggiolini, Inv. C 303-1

Per le alte fasce sottopiano Maggiolini utilizza due disegni di Giuseppe Levati. Il primo (Inv. C 303-1)[7], predisposto per i due lati maggiori, rappresenta un’aquila ad ali spiegate inserita in una corona di foglie di quercia entro girali fogliacei. Lungo il margine inferiore del foglio è una lunga iscrizione di Giuseppe Maggiolini che recita: “Fac. tia tavolino di dama per un gab.to rico del sig. M. Se Pio Plavicini Luglio 1795”. Maggiolini tradusse questo disegno con assoluta fedeltà. Per i due lati minori, in un secondo disegno (Inv. B 135)[8] Giuseppe Levati propone un altro fregio simile al precedente e un più piccolo girale centrato dalla testa di Mercurio. Il disegnatore definisce anche una piccola maniglia pensata per essere realizzata in bronzo costituita da due delfini affrontati con code appese a un piccolo anello. Maggiolini impiegherà questa seconda idea omettendo la piccola testa di Mercurio, e intarsiando i due delfini affrontati.

Giuseppe Levati, Due fregi, 1795. Grafite, penna e acquerello su carta bianca, mm. 247×381. Milano, Gabinetto dei disegni delle Raccolte artistiche del Comune di Milano, Raccolta Maggiolini, Inv. B 135

Nei pilastri d’angolo inserisce entro riserve decorate da motivi a vela cammei con profili di imperatori romani in un chiaro legno d’acero su fondo d’ebano. Si tratta della traduzione a intarsio di alcune teste dall’antico presenti in una serie di disegni conservati nel Fondo, alcuni dei quali riconducibili con certezza ad Andrea Appiani (Inv. E 1-6)[9].
Un ultimo disegno (Inv. B 591)[10], ancora una volta eseguito da Giuseppe Levati, è utilizzato per il piano del tiretto estraibile a mo’ di leggio. Rappresenta un vaso di gusto classico ricolmo di fiori. Attorno alle anse, evolute in ampi girali fogliacei, sono avviluppate serpi sinuose.
Anche le gambe in legno tornito e scanalato presentano piccoli intarsi di raffinato disegno.


[1] G. MorazzoniIl mobile intarsiato di Giuseppe Maggiolini, Milano 1953, Tav. XLVII [2] G. BerettiGiuseppe e Carlo Francesco Maggiolini, l’officina del Neoclassicismo, Milano 1994, pp. 166-171 [3] G. Beretti, A. Gonzáles-PalaciosGiuseppe Maggiolini. Catalogo ragionato dei disegni, Milano 2014, p. 57 [4] Ivi. [5] Ivi. [6] Ibidem, p. 192 [7] Ibidem, pp. 314-315 [8] Ibidem, pp. 120-121 [9] Ibidem, pp. 328-329 [10] Ibidem, pp. 204-205

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