The Bute desk

Giuseppe Maggiolini, Grande scrivania, 1784 ca
Legno di noce, abete e pioppo impiallacciato e intarsiato in palissandro, bois de rose, radica di noce, bosso, acero, madreperla e altri legni non correttamente identificabili. Decorazioni in ottone cesellato e dorato e rame sbalzato e dorato, cm 279,5x118x122
Collezione privata

Provenienza: Quasi certamente eseguita per il conte Johan Joseph Wilczek, dal 1784 Ministro plenipotenziario per la Lombardia.
Acquistata in Italia tra il 1833-43 da William Jones (1798-1885) per la sua residenza londinese al 19 di Rutland Gate.
Vendita Christie’s dell’ 8 maggio 1852, lotto 126
Invenduta fu quasi certamente inviata nella residenza di Clytha Park, Monmouthshire. Acquistata da John Patrick, III marchese di Bute (1847-1900) per il castello di Cardiff.
Vendita Christie’s del 3 luglio 1996, lotto 10

Bibliografia:
G.Beretti, The Bute Maggiolini Desk,  in: Works of Art from The Bute Collection, Londra, 3 luglio 1996, lotto 10

Si ha notizia per la prima volta di questa imponente scrivania, completata da due scansie laterali asportabili, nel 1852, quando era presso la casa londinese del collezionista e conoscitore William Jones. Quasi certamente acquisita in uno dei suoi viaggi in Italia tra il 1833 e il 1843, la scrivania risulta collocata nella Biblioteca della sua casa di Londra, al 19 di Rutland Gate. Difficoltà finanziarie costrinsero Jones a lasciare Londra per tornare a Clytha Park, sua residenza abituale nel Monmouthshire. Il mobile, assieme a tutta la collezione di opere d’arte, fu affidato a Christie’s per la vendita, che si tenne l’8 maggio 1852. Inserita come ultimo lotto di un’asta ricca di capolavori della pittura italiana del Rinascimento, la scrivania è così descritta in catalogo:

“Opera di Maggiolini, Splendido tavolo da biblioteca delle più belle tarsie italiane, in legno di noce, con centri e bordure di arabeschi, splendidamente eseguiti sui piani e sui quattro lati, con numerosi cassetti, e scrittoi rialzati su entrambi i lati”.

Il mobile andò però invenduto; ritirato da Jones fu collocato nella villa di Clytha Park. Qui alcuni anni dopo, sarà acquistato da John Patrick, III marchese di Bute per il suo castello di Cardiff, dove rimarrà sino all’asta londinese del 1996.
Non si tratta di un mobile da parata, bensì di una tanto maestosa quanto funzionale scrivania, completata da due scansie per faldoni e documenti, evidentemente progettata con uno scopo specifico: l’impiego in una cancelleria o un ufficio ministeriale. Il corpo del mobile, centrato sul fronte da un vano chiuso da uno sportello, contiene, distribuiti su due lati, trenta cassetti, tutti dotati di serrature, alcuni dei quali celano cassetti segreti. In questo modo se ne contano in tutto quarantotto.

Le due scansie, completate superiormente da leggii, possono essere asportate, e trasportate comodamente grazie a grandi maniglie in bronzo.
Sono numerosi i disegni che testimoniano la fase progettuale di questo davvero inconsueto mobile ancora conservati nel Fondo dei disegni di bottega. Si tratta di sei disegni, di cui cinque attribuibili al pittore e decoratore Giuseppe Levati (1739-1828). I due fogli più belli raffigurano le allegorie della Giustizia (Inv. C 150/1) e della Prudenza (Inv. C 150/2) che decorano i grandi fianchi.
Altri quattro disegni presentano, la decorazione del ciglio del piano, il fregio sui cassetti della fascia sotto il piano (Inv. C 327), i tralci di vite intarsiati sulla cornice superiore delle scansie (Inv. C318), l’intarsio a girali fitomorfi e quello dei fianchi delle stesse (Inv. B 183).

Giuseppe Levati, Allegoria della Prudenza, 1784ca. Grafite, penna e acquerellatura su carta bianca, mm.355×638. Milano, Gabinetto dei disegni delle Raccolte artistiche del Comune di Milano, Raccolta Maggiolini, Inv. C 150/2

Sono i disegni di Giuseppe Levati con le allegorie della Giustizia e della Prudenza, a rivelare l’identità del committente della scrivania. Al verso della Giustizia è l’iscrizione “Tav[ol]o W”, a quello della Prudenza: “Li due fianchi del Tavolo W”.  C’è un solo nome, tra i clienti di Maggiolini, che comincia con la lettera W, che certamente poteva permettersi un simile mobile, Il conte Johan Joseph Von Wilczek (1738-1819), ministro plenipotenziario per la Lombardia sotto Giuseppe II e Pietro Leopoldo II d’Austria. Una commissione di un personaggio dello status di Wilczek sembrerebbe anche confermata dall’iconografia delle due allegorie. 
L’ipotesi circa la commissione del conte Johan Joseph Von Wilczek suggerisce che la scrivania fu eseguita tra il 1782, quando Wilczek divenne ministro plenipotenziario, e il 1796, quando fuggì da Milano al seguito della famiglia arciducale, con l’ingresso di Napoleone a Milano. La vicinanza dell’impianto architettonico del pilastro d’angolo con quello che caratterizzava la commode Serra eseguita nel 1784, perduta ma documentata in un progetto dettagliatissimo nel Fondo dei disegni di bottega (Inv. F 2), permette di stabilire anche per questa grande scrivania una data prossima a quell’anno. 

L’intarsio dell’allegoria della prudenza su uno dei fianchi della scrivania
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