La biblioteca Jodani

Disegnatore della bottega di Giuseppe MaggioliniFiori legati da un nastro, 1797. Grafite e penna su carta bianca, mm. 292 x 199. Milano, Gabinetto dei disegni delle Raccolte artistiche del Comune di Milano, Raccolta Maggiolini, Inv. B 168/2

Antonio Jodani fu, a partire dal 1803, Segretario del Comune di Milano; carica che tenne durante tutto il periodo dell’Impero Napoleonico, sino al 1814. Fu un colto borghese, appassionato collezionista di opere d’arte, erudito e studioso di letteratura tedesca che si cimentò nella traduzione italiana dei Racconti filosofici e Morali di G. E. Lessing. Fu ben conosciuto al suo tempo anche come raffinato collezionista di libri antichi: nel 1788 acquistò parte dei libri provenienti dalla biblioteca del defunto Ministro Plenipotenziario della Lombardia il Conte Carlo di Firmian (1716-1782) la cui parte più consistente entrò, per volere dell’Arciduca Ferdinando, a far parte del patrimonio della biblioteca di Brera (oggi Biblioteca Nazionale Braidense).
Nel 1799 il suo nome compare su un disegno ancora tra le carte del Fondo Maggiolini in relazione ad un comò (Inv. A 244). Lo legava però al Maggiolini anche un rapporto di amicizia, come si può apprende da una serie di lettere dello Jodani stesso, ancora oggi presso l’archivio degli eredi Jodani, nelle quali si ricorda l’amicizia che lo legava al “Buon amico Maggiolini”.

Giuseppe LevatiMotivo decorativo, 1790. Grafite, penna e acquerello su carta bianca, mm. 77×175. Milano, Gabinetto dei disegni delle Raccolte artistiche del Comune di Milano, Raccolta Maggiolini, Inv. C 64

Alla sua morte, avvenuta nel 1831 fu redatto un inventario della villa di Colnago, dove l’anziano funzionario si era ritirato dopo il ritorno degli Austriaci in Lombardia, in cui sono annotate la ricca collezione di libri e opere d’arte.Vi compaiono anche un gruppo di mobili di Giuseppe Maggiolini. Nello studio troviamo il mobile di cui si scrive: la“libreria dell’autore Maggiolini”. Nella“Sala grande”erano invece“due commode e due Ciffoni dell’autore Maggiolini”. La divisione ereditaria fu chiusa solo molti anni dopo, nel 1845. Nell’”Istromento” redatto dal notaio Giovanni Battista Bolgeri di Monza il 30 aprile di quell’anno ritroviamo “due comod di noce impellicciati con ornati filettati in ebano rosato con anta snodata e cassettone superiore con sopra lastra di marmo bradile, due sciffoni”. La libreria in questione vi è menzionata assieme a tre tavolini sempre del Maggiolini: “libreria e tre tavolini simili in diversa sagoma”. Tutto il blocco di opere maggioliniane è stimato la consistente cifra di 450 Lire.

Il mobile di cui si scrive, fu reso noto nel 1953 da Giuseppe Morazzoni alla tavola XXXV della sua fondamentale monografia su Giuseppe Maggiolini come ancora in collezione Jodani a Colnago dove, oggi sappiamo, era già all’epoca della morte del committente nel 1831.

Va detto che, a tutt’oggi, non si conoscono altri mobili di questa tipologia eseguiti da Maggiolini nel corso della sua carriera. Siamo dunque in presenza di un unicum straordinariamente documentato sia, come si è visto, nei documenti d’archivio, sia, soprattutto, nel Fondo dei disegni di bottega – oggi presso il Gabinetto dei disegni delle Civiche Raccolte d’Arte milanesi – dove si conservano i disegni preparatori che Maggiolini impiegò per le tarsie delle ante della parte inferiore e dei pilastri d’angolo della superiore.
Si tratta dei disegni preparatori per i due bouquet nelle riserve circolari delle ante della parte inferiore, intarsiati in legni policromi su fondo di acero (Inv. B 168/2, 168/3), e di quelli Per i due fregi negli angoli della parte superiore per i quali furono impiegati, con alcune variazioni, due bellissimi fogli autografi di Giuseppe Levati con panoplie allegoriche della“Religione, metafisica, Istoria, Poesia”(Inv. C 64) e della“Matematica e delle arti liberali”(Inv. C 54) approntati, come si apprende dalle iscrizioni apposte al verso di uno dei due fogli, nel 1790 per un“Trumò di S.A.R.”oggi perduto e, va detto, assai appropriati per la decorazione della biblioteca di un erudito. Mancano nel fondo i disegni per i festoni negli angoli inferiori, dettagli di straordinaria raffinatezza, veri e propri pezzi di bravura che l’intarsiatore compose con grande libertà secondo una prassi collaudata basandosi sui numerosi disegni con specimen di fiori ancora tra le carte del Fondo. Il resto del mobile è finemente ornato da pannellature in palissandro, bois de violette e un legno rosso chiamato dal Maggiolini “agarone” con giochi di venature ben disposte e finemente bordate da doppie filettature in legno di bosso ombreggiate.

I disegni impiegati per le allegorie su pilastri d’angolo, come si è visto, sono datati 1790 e, io credo, l’esecuzione del nostro mobile non dovette essere di molto successiva questa data. Si ricorderà che l’acquisto da parte di Antonio Jodani dei libri della collezione Firmian avvenne nel 1788. La Biblioteca è, ancora oggi, presso gli eredi Jodani.


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