Una commode firmata

Giuseppe Maggiolini, Commode, 1790 ca
Legno di noce, abete e pioppo, intarsiato in palissandro, bois de rose, noce, radica di noce, acero, bosso. Maniglie e bocchette in rame sbalzato, cm 92x127x58,5
Firma a bulino “Maggiolini” sulla base della lira nella tarsia al centro della facciata
Collezione privata
Restauro Giuseppe Beretti, 2021

Ormai affermato quale intarsiatore di corte nella Milano asburgica e chiamato dall’aristocrazia per eseguire arredi intarsiati per i principali palazzi cittadini, sul finire del Settecento Giuseppe Maggiolini appronta schemi compositivi e modelli decorativi abilmente impiegati con sempre piccole varianti a seconda delle diverse esigenze dei committenti.
E’ il caso di un modello di mobile che sarebbe stato ripetuto per almeno un decennio con piccole varianti strutturali e decorative, il cui archetipo è rappresentato dalla commode (Inv. n. 341) oggi conservata presso le Civiche Raccolte d’Arte del Castello Sforzesco, firmata e datata a bulino sul fianco sinistro “Maggiolini Intarsiatore Delle LL.AA.RR. 1790”. Ad essa si possono accostare una seconda commode esposta alla Mostra commemorativa di Giuseppe Maggiolini tenutasi presso il museo di Milano nel 1938, e altre, già note agli studi, in collezioni private. Si tratta di mobili che corrispondono a un medesimo disegno compositivo d’insieme. Sulla facciata l’ampio cassetto di centro è racchiuso superiormente ed inferiormente da due fasce costituite dal frontale del primo e del terzo cassetto. La stessa ripartizione è presente sui fianchi. In legno di noce senza alcun intarsio, semplicemente torniti a vasetto e arricchiti da una scanalatura, sono i piedi che si ripresentano identici in tutti gli esemplari ricordati, con la sola variante del dado di raccordo.

A questo gruppo di commodes appartiene l’inedito mobile di cui si scrive. Il cassetto principale, dalla complessa composizione geometrica e dai forti contrasti cromatici, è centrato da una cartella in radica di noce. E’ qui intarsiata in acero e profilata a bulino una lira con trombe e rami d’ulivo. Si tratta della traduzione a intarsio di un foglio oggi conservato nel fondo dei disegni di bottega presso le Civiche Raccolte d’Arte del comune di Milano (Inv. B 386)[1]. Sulla base della lira è incisa a bulino la firma “Maggilini”. I girali fogliacei che si dipanano lungo i due cassetti che incorniciano il centrale, quasi del tutto identici a quelli intarsiati nella commode del Castello Sforzesco, sono riconducibili a un disegno, qui leggermente variato, anch’esso presso il Fondo Maggiolini (Inv. B 685)[2]. La ripartizione della facciata si ripete poi sui fianchi, con ampie cartelle centrate da rosoni racchiuse superiormente e inferiormente da cespi e girali fogliacei dello stesso carattere di quelli presenti sul fronte. Di particolare invenzione è il piano caratterizzato da ampie fasce in palissandro e bois de rose che incorniciano tre cartelle quadrate impiallacciate in radica di noce. Nella centrale è intarsiato in acero il medesimo rosone presente sui fianchi. Nelle laterali si aprono trapezi nei quali trovano posto due motivi fogliacei facilmente riconducibili a numerosi disegni di bottega. Degna di apprezzamento è la presenza della firma a bulino “Maggiolini”, non comune nella produzione del celebre ebanista. Una datazione prossima al 1790, anno che compare nella citata commode presso le Civiche Raccolte d’Arte del comune di Milano, è la più verosimile.


[1] G. Beretti, A. Gonzáles-PalaciosGiuseppe Maggiolini. Catalogo ragionato dei disegni, Milano 2014, pp. 170-171 [2] Ibidem, p. 217-218

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