Un tavolo da gioco del 1804

Giuseppe Maggiolini, Tavolo da gioco, 1804
Legno di noce, abete e pioppo intarsiato in palissandro, mogano, bosso, acero, acero tinto verde, ciliegio e altri legni non correttamente identificabili, cm 79x82x82
Collezione privata
Restauro Giuseppe Beretti, 2010

Il piccolo rosone, tracciato finemente a penna da una bella mano su un foglietto (Inv. B 797) tra le carte del Fondo dei disegni di Giuseppe Maggiolini, reca l’iscrizione “Ottobre 1804”[1]. Si tratta senza dubbio del modello dei quattro rosoni che Maggiolini intarsiò, in riserve rotonde finemente bordate, negli angoli del piano dell’inedito tavolo di cui si scrive. L’aderenza al modello è palmare. A fugare il dubbio che non si tratti del reimpiego di un vecchio disegno, è l’appena accennato studio di bordura per la sua incorniciatura: anch’esso perfettamente sovrapponibile a quanto Maggiolini realizzò. Un secondo disegno (Inv. A 414), senza data, presenta il modello del fregio centrato da una farfalla che, assieme alle riserve con i rosoni, compone l’incorniciatura della grande riserva centrale del piano. Ancora una volta disegno e tarsie sono perfettamente sovrapponibili.

Disegnatore della bottega di Giuseppe Maggiolini, Rosone, 1804. Grafite e penna su carta bianca, mm. 189×139. Milano, Gabinetto dei disegni delle Raccolte artistiche del Comune di Milano, Raccolta Maggiolini, Inv. B 797

Al centro del piano, sul fondo oscuro di palissandro, poggia un mazzo di fiori recisi legati da una piccola galla. Anche questo tema ornamentale trova riscontri precisi nel Fondo dei disegni di bottega. Si tratta di un gruppo di tre disegni (Inv. B 168/2,3,6) che le iscrizioni ricordano “del Maggiolini”: una delle rare prove grafiche del capo bottega[2]. Non vi è corrispondenza palmare in questo caso; tuttavia il confronto con i modelli di “ottimo efetto” (come recita un appunto sul foglio Inv. B 168/6) è stringente oltre ogni dire. I legni con cui il delicato bouquet è composto sono scelti con attenzione, tagliati con cura, ben ombreggiati nella sabbia rovente e infine accuratamente cesellati dall’incisore. Per i singoli fiori Maggiolini si avvalse di fogli di specimen; si veda, ad esempio, il foglio Inv. B 168/1.
Sappiamo dunque con assoluta precisione che questo tavolo fu eseguito da Giuseppe Maggiolini nell’ottobre del 1804. Mobile di eccellente qualità sia per la ricercatezza ornamentale documentata nei disegni del Fondo di bottega, sia per la bellezza dei legni impiegati. Il piano è dominato dall’oscuro palissandro, legno che Maggiolini predilige in questi anni per rendere più contrastanti le sue delicate tarsie Louis XVI, a cui fa da contrappunto il fulvo e cangiante mogano, prediletto da Napoleone e dalla sua corte. Fasce e gambe sono finemente impiallacciate e filettate con i medesimi legni impiegati per il piano; i pilastri angolari sono intarsiati con foglie d’acanto.

Il 1804 è un anno felice per la bottega di Parabiago che, dopo anni di crisi dovuta alla cessazione del governo arciducale e alle guerre napoleoniche, finalmente torna a lavorare per la corte. E’ infatti l’anno in cui riprendono i lavori di arredamento del Palazzo che fu dell’arciduca Ferdinando in previsione dell’incoronazione di Napoleone Imperatore del 1805. Il tavolo di cui si scrive vide la luce nella bottega di Parabiago contemporaneamente alle due commodes “ricche” commissionate dal Vicepresidente della Repubblica Cisalpina Francesco Melzi d’Eril per la camera da letto di Napoleone in Palazzo reale[3].


[1] G. Beretti, A. Gonzàlez-PalaciosGiuseppe Maggiolini, Catalogo ragionato dei disegni, Milano 2014, p. 231 [2] Ibidem, pp. 130-131 [3] G. BerettiDue commodes “ricche” per Francesco Melzi d’Eril, in G. Beretti, a cura di, Maggiolini al Fuorisalone, catalogo della mostra (Milano, Galleria San Fedele, 13-19 aprile 2015), Milano 2015, scheda 15

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