DUE MOBILI D’ANGOLO PER LA VILLA REALE DI MONZA

Giuseppe Levati, Vaso con sirene addossate. Graffite, penna e acquerello su carta bianca, mm. 344×296. Milano, Gabinetto dei disegni delle Raccolte artistiche del Comune di Milano, Raccolta Maggiolini, Inv. C 43

Bibliografia:
G. MorazzoniIl mobile intarsiato di Giuseppe Maggiolini, Milano, 1953, Tav. XCII
G. BerettiGiuseppe e Carlo Francesco Maggiolini, l’officina del Neoclassicismo, Milano 1994, p. 80
G. Beretti, Il mobile dei Lumi, Milano nell’età di Giuseppe Maggiolini (1758-1778), Vol. I, Milano 2010, p. 422

Per l’ideazione dei suoi mobili, come per gli apparati iconografici utilizzati per le tarsie, Giuseppe Maggiolini si avvale sempre dell’aiuto dei principali decoratori della Milano del tempo. Nel prezioso Fondo dei disegni di bottega, oggi conservato presso le Civiche Raccolte d’Arte del Comune di Milano, sono poco meno di una trentina i fogli con progetti per mobili veri e propri. Senza dubbio uno dei più sorprendenti, per ideazione architettonica e ricchezza di decoro, è il progetto che Giuseppe Levati mette a punto per un armadio d’angolo (Inv. C 163)[1].

Giuseppe Levati, Progetto per un armadio d’angolo. Graffite, penna e acquerello su carta grigia, mm. 429×161. Milano, Gabinetto dei disegni delle Raccolte artistiche del Comune di Milano, Raccolta Maggiolini, Inv. C 163

Questo foglio appare come il pensiero pressoché definitivo per la composizione di un mobile, o come vedremo più avanti di un pendant, destinato alla Sala da pranzo della Villa Arciducale di Monza. La sua destinazione si deduce da una scritta sul verso del foglio “Monza / Sala Mangiè” (dal francese “salle à manger”). Il progetto traccia le linee di un arredo composto da una parte inferiore a due sportelli rettangolari e un corpo superiore con ante slanciate coronate da un acroterio in foggia di conchiglia. I piedi che sorreggono il mobile sono disegnati come ampie foglie ricurve.
Per l’esecuzione degli intarsi Giuseppe Levati traccia proposte alternative che si dipanano su tutte le superfici del mobile. I montanti, le lesene, i frontali dei cassetti e le ante si decorano di fregi geometrici, nastri, rosoni, panoplie, medaglioni con ritratti, racemi fogliacei e trofei allegorici.
Unico elemento superstite ad oggi conosciuto di questo sorprendente arredo è un’alzata oggi in collezione privata già pubblicata nella monografia dedicata a Giuseppe Maggiolini edita nel 1994[2]. Per l’organizzazione decorativa delle ante Giuseppe Maggiolini si avvale della proposta di destra presente sul progetto definitivo. Nelle cartelle sono intarsiate allegorie della Musica e dell’Amore, fedeli traduzioni di quattro disegni, opera di Giuseppe Levati, oggi nel Fondo Maggiolini (Inv. C 46-56-59-62)[3]. Si tratta di matite acquerellate di estrema ricercatezza iconografica. Nella medesima raccolta si conservano poi altri tre fogli, identici nei formati e nei modi ai precedenti quattro, relativi alle allegorie del Gioco e della Botanica, verosimilmente riconducibili al perduto pendant (Inv. C 44-45-55-60)[4].

Al centro delle quattro allegorie intarsiate sulle ante dell’alzata superstite, entro una cartella circolare, è tradotto a intarsio uno dei più bei disegni dell’intero Fondo Maggiolini: un vaso squisitamente neoclassico con sirene addossate, apice dell’estro di Giuseppe Levati (Inv. C 43)[5]. Particolarmente interessante è la somiglianza di questo disegno a uno schizzo di Ennemond Alexandre Petitot oggi conservato presso il museo Glauco Lombardi di Parma[6]. Le chiare assonanze tra i due non possono certo essere casuali; si presenta qui il tema, non inedito ma documentariamente sempre difficile da provare, della vicinanza del primo neoclassicismo lombardo con quello parmense.
Vanno infine ricordati altri due disegni in diretto rapporto con l’angoliera superstite: una maschera muliebre incorniciata da un festone fogliaceo (Inv. A 6)[7] e un fregio digradante intarsiato da Maggiolini sui montanti (Inv. C 254)[8].
Per quanto riguarda la parte inferiore delle due angoliere appare probabile che gli sportelli fossero anch’essi intarsiati con temi allegorici. Presso il fondo dei disegni di bottega si conservano quattro disegni rettangolari del medesimo gusto ed epoca di quelli utilizzati per le alzate (Inv. B 145-146-150-151)[9].

Giuseppe Levati, Trofeo con giochi sportivi. Graffite, penna e acquerello su carta grigia, mm. 381×260. Milano, Gabinetto dei disegni delle Raccolte artistiche del Comune di Milano, Raccolta Maggiolini, Inv. B 150

Questo mobile rappresenta uno straordinario esempio di quelle commesse che occuparono la bottega tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta del Settecento. La relativa arcaicità del mobile, che appare eccezionalmente documentato nel fondo dei disegni, è comprovata da una serie di elementi. La mano dell’intarsiatore, per quanto già abile come nella scrivania viennese o nelle commode Greppi, rimane tuttavia distante dalla raffinata grazia pittorica che arriverà a piena maturazione solo verso la fine degli anni Ottanta. I due mobili d’angolo ideati da Giuseppe Levati furono verosimilmente eseguiti da Maggiolini intorno alla metà degli anni Ottanta, anni che videro i lavori di arredamento della Villa Reale di Monza. Forse proprio verso il 1784, quando furono eseguite le due “sedie in forma di tripode” di Giocondo Albertolli “per un gabinetto della R. villa”.


[1] G. Beretti, A. Gonzáles-PalaciosGiuseppe Maggiolini. Catalogo ragionato dei disegni, Milano 2014, pp 282-283 [2] G. BerettiGiuseppe e Carlo Francesco Maggiolini, l’officina del Neoclassicismo, Milano 1994, pp. 78-84 [3] G. Beretti, A. Gonzáles-PalaciosOp. Cit., pp. 252-259 [4] Ibidem, pp. 254-258 [5] Ibidem, pp. 252-253 [6] G. BerettiOp. Cit., p. 80 [7] G. Beretti, A. Gonzáles-PalaciosOp. Cit., p. 26 [8] Ibidem, p. 305 [9] Ibidem, pp. 124-126

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